“Metteremo fine all’umanità o l’umanità sarà in grado di rinunciare alla guerra?”

. – Lo dice due volte Francesco con la voce grave di chi sa bene quali siano il pericolo, il rischio, la posta in gioco per un’umanità che sembra non voler capire. Due volte: “Metteremo fine all’umanità o l’umanità sarà in grado di rinunciare alla guerra?”. La frase è tratta dal Manifesto degli scienziati, firmato nel lontano (ma vicinissimo) 1955 della Guerra Fredda. Per gli storici: è anche l’anno in cui lo “spirito di Ginevra” sembrava prevalere con un primo disgelo tra Dwight Eisehower e Nikita Khruschev.

Non sono però le minuzie delle vecchie cronologie ad interessare il Pontefice che oggi, dalla Loggia delle benedizioni, appare quasi schiacciato da quanto continua a succedere in queste ore in Ucraina. Doveva essere la Pasqua del ritorno alla quotidianità. Bergoglio aveva programmato (e portato a termine) un lungo viaggio in macchina scoperta tra le 50.000 persone radunate in piazza San Pietro per la messa solenne. Per quasi venti minuti stringe la mano, benedice i neonati, regala rosari e soprattutto riscopre quel contatto fisico con il gregge che gli era mancato da quando il covid ha cominciato a manifestarsi.

Ma anche se è Pasqua, il…

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