Invecchiamento, dal cane alla giraffa all’uomo: alla base c’è la stessa mutazione genetica

Più lunga è la durata della vita di una specie, più lento sarà l’accumulo di mutazioni genetiche nel suo DNA. La conferma di questo paradosso biologico, ipotizzato ma mai dimostrato, arriva da un robusto Studio britannico pubblicato su Nature che aggiunge nuovi pezzi alla nostra comprensione dell’invecchiamento.

Ricercatori da Benvenuto Sanger Institute e la Zoological Society of London hanno confrontato il tasso di accumulo delle mutazioni in vari mammiferi, compreso l’uomo, e hanno scoperto che, nonostante la grande variabilità della durata della vita e delle dimensioni corporee, gli animali terminano la loro esistenza con un numero simile di cambiamenti genetici.

Il puzzle dell’invecchiamento

Da oltre settant’anni, infatti, la comunità scientifica si interroga sul ruolo delle mutazioni somatiche, che colpiscono le cellule dell’organismo, nel processo di invecchiamento. Il loro aspetto è un processo naturale, che avviene durante l’intera vita di un organismo: si stima che le cellule umane si accumulino tra le 20 e le 50 ogni anno.

Longevità. Quindi la scienza vuole sconfiggere la vecchiaia

di Emanuele…

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